Supportare il team nei momenti difficili per lavorare meglio e con serenità

Come puoi supportare il team quando qualche fattore esterno tocca l'emotività e aumenta lo stress di tutti (te compresa)?

Visto che anche le persone che lavorano con te sono, ognuna a modo suo, toccate dagli eventi che succedono fuori, oltre a occuparti della tua emotività hai bisogno di occuparti in qualche modo anche della loro.

Immagino che non ti dispiacerebbe fare finta di niente e continuare a gestirli nel solito modo. Ma è una scelta un po' rischiosa.

Perché quando ci sono in ballo emozioni, stress, magari senso di sopraffazione, le persone - proprio come succede anche a te - possono tirare fuori comportamenti e reazioni un po' diversi da quelli, diciamo, "normali".

Ed è importante che tu sappia cosa fare nel momento in cui questo succede, o ancora meglio che previeni eventuali incomprensioni o difficoltà.

Quindi guarda il video o continua a leggere l'articolo per ottenere 5 suggerimenti su come supportare il team nel modo migliore quando una "crisi" - vicina o lontana - turba la serenità e la capacità di concentrazione dei tuoi collaboratori.


Come "dovresti" supportare il team?

Oggi continuiamo il discorso che abbiamo iniziato su come gestirsi sul lavoro nel momento in cui "fuori" ci sono degli eventi che ci turbano.

E in particolare oggi la domanda è: che genere di supporto dovresti dare ai tuoi collaboratori nel momento in cui fuori succede qualcosa che tocca la capacità di concentrazione, l'efficacia, la serenità in generale delle persone sul lavoro?

Dal mio punto di vista l'unica cosa che è importante che tu faccia nel momento in cui c'è una situazione di difficoltà è offrire ascolto, comprensione ed empatia alle tue persone. E farlo con la giusta misura.

Per riuscirci io ti propongo cinque cose che puoi fare.

1. Non ignorare il problema

La prima è: per carità, non fare finta di niente. Non ignorare l'elefante nella stanza.

Se ti sei mai ritrovata in un momento di stress, sopraffazione per qualcosa che succedeva fuori, e di avere un capo che fa finta di niente, va avanti per la sua strada e ti continua a subissare di richieste e stimoli come se niente fosse… bè, sai quant'è frustrante, impegnativo e anche un po' strano.

Perciò il mio primo suggerimento è: tira fuori l'argomento.

Scoppia una qualche crisi, che sia vicina o lontana? Organizza un momento, breve, insieme al suo team, semplicemente per dire:

"Succede questo. Ci può toccare a livello di persone, di team, di azienda"

(dipende dal tipo di crisi che sta accadendo)

"e anche se non ci tocca da vicino ci può far sentire turbati, disorientati, preoccupati (o quello che è). Perciò volevo farvi sapere che ne possiamo parlare".

Sembra una scemenza? Se non altro eviterai che entrando in ufficio i tuoi collaboratori abbiano la sensazione di essere sbarcati su un altro pianeta.

2. Creare uno spazio protetto

Fatto ciò il passo successivo è quello di creare uno spazio, dei tempi e dei modi protetti in cui le tue persone possano esprimersi rispetto a quello che sta succedendo.

Lo scopo non è creare un confessionale generale o passare le mattinate a speculare o spettegolare. Assolutamente.

Lo scopo è quello di creare uno spazio in cui le tue persone, se sono in difficoltà (quindi se il modo in cui si sentono ha impatto sul loro lavoro) possano esprimerlo senza sentirsi giudicate o accusate di qualcosa.

Quindi si tratta di creare un momento - che può essere una brevissima riunione ogni mattina o una pausa caffè veramente dedicata - in cui le tue persone possano dire come si sentono rispetto agli impegni che hanno in programma in quella giornata ed evidenziare se ci sono delle difficoltà.

Il messaggio da passare quindi è che va bene non stare bene. Non possiamo essere sempre dei robot e delle macchine perfettamente performanti.

E però allo stesso tempo dobbiamo assumerci la responsabilità di come stiamo ed essere in grado di segnalare se questo può avere degli impatti che toccano anche il lavoro degli altri.

3. Confini di gruppo e confini personali

Il terzo suggerimento è il perfetto complemento del secondo, e cioè: stabilisci dei confini chiari e incoraggia tutti i componenti del team a fare lo stesso.

Nel momento in cui indici il momento di confronto di cui al punto precedente, chiarisci anche che - come team - i vostri confini rispetto al parlare di questa situazione che vi stressa un po' tutti sono quelli che avete creato apposta. E solo quelli.

Non solo: puoi anche incoraggiare i tuoi collaboratori a riflettere su quali sono i loro confini personali, quali sono le cose che proprio li fanno stare male, e poi a chiarirli agli altri.

Magari a me dà molto fastidio vedere delle scene forti, delle scene cruente, e quindi non desidero ricevere nel chattino del team le foto di che cosa sta succedendo sul fronte di guerra.

Magari tu sei più sensibile a cose tipo il pettegolezzo sfrenato, per cui ti senti profondamente a disagio nel momento in cui ti ritrovi coinvolta in conversazioni di quel tipo.

Credo che stabilire dei confini sani nelle relazioni con le persone - in cui dire questo per me è ok e questo no - sia una buona pratica in generale, nella vita e nel lavoro.
Ma in una situazione difficile, ad alto tasso emotivo, diventa ancora più importante.

Postilla: ovviamente il suggerimento vale anche per te. Anche tu puoi (e dovresti) stabilire dei confini rispetto alle cose che ti provocano malessere.

4. Supportare il team facendo da "scudo"

Quarto suggerimento: proteggi il più possibile il tuo team da tutti gli stress non necessari.

Tu come responsabile o coordinatrice di altre persone hai sempre il compito di proteggerle:

  • tu sei quella che deve fare da filtro alle richieste del vostro capo per evitare che vengano troppo sovraccaricati di lavoro
  • sei quella che deve schermare le richieste delle altre aree aziendali per evitare che veniate sommersi
  • sei quella che quando qualcosa va storto si assume la responsabilità verso l'esterno

Se già fai tutte queste cose normalmente sei avvantaggiata. Perché in un momento di difficoltà, in cui tutti sono (o meglio siete) più tesi e più stressati, questo tuo ruolo di "scudo protettivo" diventa ancora più importante.

Quindi in questo periodo sii ancora più attenta e più ferma del solito nel fare da filtro tra il vostro gruppo di lavoro e il resto del mondo.

5. Supportare il team con (un po' di) vulnerabilità

Infine il mio ultimo suggerimento: renditi comprensibile e prevedibile per i tuoi collaboratori.

Il presupposto è riconoscere che tu, esattamente come tutti noi, sei umana. Puoi attraversare dei momenti di difficoltà, preoccupazione, nervosismo che ti fanno reagire alle cose e comportare in modi un po' diversi dal tuo normale:

  • magari tu quando sei iper stressata ti chiudi a riccio, e quindi l'impressione che dai all'esterno è di essere poco disponibile
  • o magari, come succede a me, diventi iper nervosa, e quindi cominci a rispondere bruscamente, sei più tagliente nel modo in cui ti esprimi anche sulle cose più normali

Tu magari neanche ti accorgi di queste cose. Neanche sei consapevole di come il tuo comportamento cambia quando stai molto sotto stress.

Ma di sicuro se ne accorgono i tuoi collaboratori. Che magari da un momento all'altro ti vedono diversa - ti vedono comportarti o reagire in modi assolutamente diversi dal tuo solito - e non sanno come interpretarli.

E giustamente, non sapendo come interpretarli, li interpretano nel modo per loro più probabile. E cioè come una reazione a qualcosa che loro hanno fatto di sbagliato.

Da qui il suggerimento: non c'è niente di brutto nel riconoscere che sei umana. E niente di disdicevole nel riconoscere che ci sono momenti in cui non sei al tuo top, e che non essere al tuo top si traduce in un certo tipo di comportamenti.


Come al solito mi rendo conto che ti ho proposto tanta roba 🙂.

Se vuoi una mano per mettere in pratica i suggerimenti che ti ho dato scarica la risorsa gratuita che ho preparato per te: una checklist con 19 idee pratiche che ti aiuteranno a realizzare tutti i suggerimenti che ti ho proposto in questo video.